Pokemon Go

Dipendenza da videogiochi - Dott.ssa Lucia Caimmi

Si preannunciano discussioni e contrapposte fazioni, di sicuro molto agguerrite riguardo il nuovo gioco Pokémon Go, uscito il 6 Luglio negli Stati Uniti Australia e Nuova Zelanda, e scaricabile da noi dal 15 Luglio.

Commenti e rumors degli altri paesi parlano dell’utilità che alcuni pazienti affetti da depressione hanno trovato nel riuscire a poter uscire di casa per giocare con questa app; altri paventano quello che possiamo ipotizzare clinicamente come un aumento del fenomeno dissociativo.

Ma di che cosa si tratta?

La realtà aumentata + geolocalizzazione

Pokémon Go è un gioco individuale che prevede di uscire in strada alla ricerca dei vari Pokemon, (che nel corso degli anni, durante lo sviluppo di questo gioco sono passati da circa 150 agli attuali 700) e di provare a catturarli.

Per nostra fortuna in questo caso si tratta soltanto di cattura e non di sparare addosso a un qualsivoglia bersaglio!

Una delle ragioni per cui il gioco è esploso in maniera così dirompente è che tenendo aperta l’app se ci muove in giro per la città, il gioco stesso ci dice se siamo vicini ad un punto dove possiamo trovare un Pokemon da catturare, c’é un’interazione elevata nella ricerca di quello che diventa un “oggetto di desiderio”.

Possiamo quindi con tranquillità dire che questo gioco si sviluppa nella stessa linea temporale del nostro quotidiano, e senza calcare troppo la mano si ipotizza una possibilità di intrusione nella nostra capacità attentiva, già abbastanza compromessa dai vari dispositivi.

In questo momento per tutti coloro che possono scaricarlo gratis, cioè milioni di persone con uno smartphone, questo gioco rappresenta il ponte sul nuovo territorio dalla realtà aumentata, alla realtà virtuale sempre più vicina, il primo social basato esclusivamente sulla realtà virtuale.

Realtà virtuale, questo ossimoro che diviene ogni giorno incredibilmente più esperibile!

In Pokemon go, oltre essere stati registrati, quindi individuati dall’occhio virtuale che ci segue a livello mondo, dialoghiamo su un un piano di realtà oggettiva, nel senso che è il dispositivo che teniamo in mano che ci fa da tramite con il virtuale, che ci risponde con degli stimoli che divengono per il nostro cervello registrabili quindi veri.

In questo gioco inoltre non si tratta di stare seduti o anche camminare pericolosamente con il telefonino in mano e giocare o scrivere, quindi concentrati su un solo piano di realtà alla volta.

Prima si camminava ma si guardava un video di un dispositivo, ma voi eravate lì a casa vostra in ufficio, in auto e l’oggetto nel telefono qdi chiaramente virtuale, qui certo il Pokemon è virtuale, (per adesso), ma qll’animaletto appare dentro lo schermo del vostro telefonino, ma con la telecamera accesa, se guardate lo schermo accanto ad un cespuglio, c’è un Pokemon ce si muove!!

Se guardate con un occhio fuori dallo schermo vedete un cespuglio, con l’altro occhio puntato sul telefonino vedete cespuglio e Pokemon!

Si può ipotizzare una facilitazione di fenomeni dissociativi? Provate e poi traete le vostre conclusioni!

Il gioco inserisce nella vostra realtà un oggetto virtuale, nn sembra niente d nuovo, ma qui i due piani di realtà sono contemporanei e giustapposti.

Staremo a vedere i risultati sia percettivi che di intreccio tra reale e virtuale quale livello raggiungeranno, magari tra qualche anno ci saremo abituati e potremo cliccare sull’aria accanto a noi per ordinare la cena, più o meno come in Minority Report.

La realtà aumentata e la realtà virtuale sembrano però riempire in maniera registrabile dal nostro cervello quello che Winnicott definiva lo “spazio transizionale”.

Negli adulti questo spazio è talvolta poco sviluppato o anche poco alimentato, ma mi domando che tipo problematica potrà generare nello sviluppo infantile l’occupazione quasi abusiva di questo spazio vuoto che il bambino dovrebbe generare da solo?

Se questo spazio è occupato da mille stimoli ipereccitanti potrà il bambino trovare il modo di creare se stesso e la propria individualità giocando e fantasticando? Che tipo di adulto sarà poi costui?

Non ci resta, come sempre che rimanere attenti osservatori.

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